dom 23/06 - Umanescenza, di Rita Frongia


Umanescenza
incontro sull’arte imperfetta della drammaturgia

Domenica 23 giugno / ore 21.30

>>> Inserito nel festival InsOrti
Ingresso con biglietto del festival, prenotazione molto consigliata a
info.teatrodeimignoli@gmail.com

Conferenza spettacolo di Rita Frongia
produzione Esecutivi per lo Spettacolo
col sostegno di Teatro Patalò

Una sera ho visto Riccardo Caporossi arrotolare la propria ombra e portarsela via, sottobraccio.
È un sogno in movimento senza battute.
Un esperimento ha dimostrato che se si cospargono le formiche di acido oleico - la sostanza che loro emettono dopo la morte- il formicaio le considera morte anche se si muovono e così vengono portate in cimitero.
I presunti cadaveri di formiche, appena possibile, tornano nel formicaio, ma le formiche becchine le riportano nuovamente in cimitero.
Comincia un via vai che avrà termine solo quando la cadaverina sparirà dai corpi delle due formiche.

Dove sta la vita in un'opera?
Quando un artista che sta sulla scena intercetta vita?
E nella vita, è così scontato che l’atto sia vitale?
Una piantina di pomodoro può danzare?
Quando un movimento diventa azione? E il gesto?
Che rapporto c’è fra il danzatore e il drammaturgo?
E ancora, qual è la relazione fra l'improvvisazione e l’arte del teatro?
L’osservazione di due corpi che ballano, quanta umanescenza può rivelare?
A partire dal movimento di una piantina di pomodoro, sfiorando il mondo del tango, pescando nel pensiero e nell'opera di artisti viventi e non, vorrei parlare dell'umanescenza che, come il teatro, attraversa vita e scena.

Sì, ma che cos’è Umanescenza?

Una conferenza spettacolo, una riflessione poetica e teorica intorno all’arte della scrittura drammatica.
Diciamo che è un attraversamento di opere e pensieri, una sorta di danza di parole cercanti (definizione di Rubina Giorgi).



Rita Frongia - drammaturga:
"Sono cagliaritana, drammaturga e regista.
Maestri tanti, ne cito pochissimi: Claudio Morganti, E.B.Vachtangov, Maria Lai, gli attori con cui ho lavorato, attori che ho visto e vedo lavorare, Eduardo, Leo de Berardinis, Antonio Neiwiller, Nina Simone.
Fra gli ultimi lavori c’è il progetto della Trilogia del tavolino, ovvero, tre commedie per attori audaci: La vita ha un dente d’oro (regia di Claudio Morganti), La vecchia e Gingín-di cosa si parla quando si parla- (drammaturgia e regia).
Dal 2006 faccio parte del Libero Gruppo di Studio d’Arti Sceniche coordinato da Claudio Morganti.
Ho trascorso anni intorno all’abisso Woyzeck, Georg Büchner è un altro dei miei maestri (C’è un buio che sembra d’esser ciechi -lettura acustica- /Ombre Wozzeck-operina musicale per uomini ombra di poche parole/ Scimmia). E poi c’è stata la drammaturgia per MIT LENZ e per FREIER KLANG (entrambi con la regia di C. Morganti) e Umanescenza, incontro sull’arte imperfetta della drammaturgia. E altre cose, ma gli elenchi annoiano presto.
Un pensiero, non mio, mi accompagna sempre, è quasi un’ossessione, è questo:
il padre del drammaturgo è il danzatore."